Il dopo elezioni regionali a Catania. Cosa faranno i trombati: sconfitti e (ac)content(a)i(ti)?


Pubblicato il 09 Novembre 2012

Torna per la gioia di tanti una delle nostre “penne velenose” d’annata…

Di Iena Ridens

Manco il tempo di archiviare le elezioni regionali che subito impazza il totocandidature. Tra Politiche, Provinciali e Comunali, tante caselle da riempire. Una volta sarebbe stato più facile, per i trombati che non varcheranno la soglia di Palazzo dei Normanni, sarebbe stato facile pensare di parcheggiarsi a Palazzo Minoriti o degli Elefanti; oggi, complice la possibile onda anomala grillina, tutto è da ridiscutere. Noi, per gioco, ma solo per gioco, cerchiamo di immaginare cosa possano fare alcuni dei trombati della nostra città.

Marco Consoli: il presidente del Consiglio comunale era talmente certo della elezione da non aver praticamente fatto campagna elettorale. Lista modellata su di lui, per accompagnarlo a palazzo d’Orleans con il sostegno di Raffaele Lombardo. Ma la soglia del cinque per cento non è stata raggiunta, per cui nisba. Secondo alcune voci potrebbe essere compensato per la delusione patita con una candidatura alle Politiche. Ma vista la situazione, e l’incertezza sulla legge elettorale, siamo nel campo degli auspici o poco più.

Puccio La Rosa: ci aveva creduto. Riunioni affollate, tanta gente incontrata, la speranza di raccogliere consensi con il porta a porta che lo fa tanto politico vecchio stampo, nonostante la giovane età. Al punto di riuscire a superare i tanti lombardiani in lista, nonostante la lista fosse quella di Fli (solo nominalmente, appunto). Ed invece è stato un bel flop. Adesso che fare, soprattutto in vista delle comunali? Insomma: per Puccio si pone un triplice interrogativo: chi siamo? Dove andiamo? E, soprattutto: come ci andiamo?

Daniele Capuana: la Scelta Giovane non ha sedotto, e lui è rimasto fuori. Condividerà il destino di Bianco, sostenendone la candidatura (per vedere che ne esce, alla “comu finisci si cunta”) o si ricollocherà ulteriormente? Intanto si è presentato alla conferenza stampa-operetta di presentazione dell’assessore alla Cultura, scusate no al Turismo, o forse solo consulente, Franco Battiato, in prima fila. Ma per chi è uso a navigare tra le correnti della politica, cambiando nave in corsa, non è da escludersi niente.

Giuseppe Arena: il candidato sempre dalla parte giusta (la nostra) questa volta si è piazzato in quella sbagliata. Il risultato, visti i tempi, è stato apprezzabile (5000 voti e rotti) ma senza l’appoggio di Raffaele da Grammichele, determinante per l’elezione nel 2008, palazzo dei Normanni è rimasto un miraggio. Sta mantenendo un profilo basso, in attesa degli eventi. O, per parafrasare un fortunato libro di Enrico Brizzi, di una inattesa piega degli eventi.

Nuccio Condorelli: alla delusione per la mancata elezione, si è assommata la bile per l’intervista più esilarante dell’ultimo decennio, quella in cui Pino Firrarello, per gli amici “il senatore”, dichiarava “bisogna ripartire dai giovani come Condorelli, che in questa campagna sono stati lasciati soli.” Di grazia, senatore, ma solo da chi, se non da lei? Che ha preferito appoggiare il difficilmente sostenibile Limoli, piuttosto che puntare su un giovane che avrebbe sicuramente eletto?

Abbiamo pensato di parlare solo di questi cinque trombati, perché l’età è dalla loro. Ancora potrebbero darci soddisfazioni. Di tutti gli altri trombati, francamente, possiamo farne tranquillamente a meno.


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