Il Governo Berlusconi vara l’abolizione delle province: tremate, tremate arriva Castiglione!


Pubblicato il 31 Agosto 2011

calimero2Assume la carica di presidente delle province d’Italia e le province vengono soppresse senza, al momento, una presa di posizione eclatante da parte dell’UPI. Viene designato commissario del Popolo della Libertà in Sicilia e il Pdl, che aveva stravinto le elezioni, si ritrova all’opposizione, perdendo pezzi importanti (Micciché su tutti).

Sarà solo una questione di sfiga? Non lo sappiamo fatto sta che ultimamente dove arriva lui tutto gira storto. E in tempi brevi. Certo a volte pare che il massimo esponente siciliano del Popolo della Libertà se le vada proprio a cercare, come nel caso dell’ultima presa di posizione sull’alleanza che governa il Comune di Catania.

La fine delle province. Al termine del vertice di Arcore tra la Lega e il Pdl, presenti tra gli altri Berlusconi, Bossi e Alfano, il Governo ha confermato che le province saranno soppresse con una legge costituzionale. La misura rientra tra le iniziative adottate per arginare i costi della politica. Le parole dell’UPI sono rimaste inascoltate, pertanto, forse l’organizzazione non è stata abbastanza determinata nel farsi sentire dal Governo nazionale come, per esempio, hanno fatto i sindaci dei comuni che, scesi in piazza, sono riusciti a limitare i danni. Eppure Giuseppe Castiglione, eletto presidente delle Province d’Italia (UPI) l’11 dicembre del 2009, ha avuto a disposizione dei canali preferenziali per farlo: il capo del Governo è il leader e fondatore del suo partito, il neo segretario del PDL, Angelino Alfano, fa addirittura parte del suo stesso gruppo politico. Ad oggi, però, le prese di posizione, se pur vero timide, di Castiglione a difesa delle province d’Italia sono rimaste senza il minimo riscontro da parte del Governo e dello stesso partito che sulla questione abolizione delle province non ha neppure ritenuto di dover aprire un serio dibattito. Nei giorni scorsi, poi, Castiglione è riuscito a guadagnarsi una pioggia di critiche allorché ha proposto di abbattare i costi della politica siciliana proponendo la soppressione delle sole province di Enna e Ragusa.

E’ naturale, quindi, che qualcuno gli possa rimproverare di non aver saputo alzare la voce all’interno del partito per difendere le province, e magari, al contrario, di avere eccessivamente alimentato lo scontro politico in Sicilia, dove dall’aprile del 2009 ricopre l’ufficio di “coordinatore” del Pdl, ma forse si dovrebbe usare il termine commissario visto che la nomina non è giunta dalla base ma dall’alto. Solo qualche mese dopo la sua designazione, infatti, il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, si è visto costretto a spedire all’opposizione il Popolo della Libertà che si era rifiutato di votare un atto fondamentale come il Documento di programmazione economica (Dpf). Risultato? Il Popolo della Libertà ha perso, oltre a qualche pezzo importante che ha preferito continuare a sostenere il governo Lombardo, l’opportunità di governare la Sicilia. Si sa che solo governando, e governando bene, si può accrescere il consenso degli elettori e creare nuove opportunità amministrative per gli uomini del partito. Alla Regione questo fino ad ora non è stato possibile per il PDL.

Adesso Castiglione fa “tremare” Palazzo degli Elefanti. Obiettivo dichiarato: rompere l’alleanza al Comune di Catania tra il PDL e l’MPA. Lui, nei panni di presidente della Provincia di Catania, già nei mesi scorsi aveva “silurato” gli assessori del movimento di Lombardo ma adesso chiede al sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, che è del suo stesso partito, di fare altrettanto. Una presa di posizione che, senza dubbio, ha prodotto l’effetto di mettere a disagio il primo cittadino di Catania. Infatti, se l’Mpa dovesse essere realmente messo all’opposizione dal sindaco, la maggioranza si ritroverebbe in grosse difficoltà in un momentro difficile per la vita amministrativa della città. I conti parlano chiaro: allo stato attuale il Consiglio comunale è composto da 13 consiglieri del Mpa, 9 del Pdl, 6 del Pd, 5 del gruppo misto, 3 del Pid, 3 de La Destra, 3 dell’Udc e 3 del neonato gruppo «Autonomia in movimento» che in tanti danno vicino alla linea politica autonomista. Oltretutto non rappresenterebbe certamente un atto di lealtà nei confronti degli elettori quello di spedire, specie per ripicca politica, all’opposizione un partito uscito dalle urne col mandato degli elettori a governare. E questo Stancanelli lo sa bene tant’è che sino ad adesso si è trincerato dietro ad un secco “no comment” piuttosto che assumere magari una posizione critica nei confronti del suo leader regionale. E siamo sicuri, infine, che tale operazione non sortirà l’effetto di frammentare ulteriormente il Popolo della Libertà in una fase in cui l’amministrazione dovrebbe invece mettere insieme tutte le energie sane per poi presentarsi davanti agli elettori per chiedere il secondo mandato? Insomma, senza scomodare il vecchio detto inglese “Dio salvi la Regina”, verrebbe da dire più sommessamente “Sant’Agata salvi il Comune!”.


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