“Padrini” e il “caso Paternò”, altro che “caso Frisenna”! Che fine avrà fatto la proposta di scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose?


Pubblicato il 30 Settembre 2011

carabinieri-arrestoA Catania, ha preso avvio il processo d’appello (per gli imputati giudicati con il rito abbreviato, mentre altre posizioni sono giudicate col rito ordinario), davanti alla seconda sezione (Presidente Ciarcià, a latere La Rosa e Mignemi, Pg Chillemi), per il procedimento cosiddetto “Padrini”, che nel novembre del 2008 sconvolse Paternò.  

In aula c’è stata la relazione del dott. Mignemi, che ha ripercorso, in generale, la vicenda di cui si occupano i giudici. Prossima udienza il 14 ottobre con la discussione del Procuratore Generale Chillemi

Fra gli imputati, come abbiamo già scritto, l’ex assessore comunale di Paternò Carmelo Frisenna, condannato, il 22 luglio del 2010, dal Gup Dorotea Catena, con il rito abbreviato, a cinque anni di reclusione, per mafia. Oggi, Frisenna non era presente in aula. Al di là del dato processuale, Frisenna è un uomo che ha pagato, anche con la salute. Lo scriviamo per amore di verità, al di là delle sue responsabilità.

Comunque, in generale, questo è il dato processuale: al di là di questo, c’è anche la vicenda, ancora non conclusa, della richiesta avanzata, in occasione proprio del procedimento “Padrini”, dai carabinieri di scioglimento per mafia del Consiglio comunale di Paternò. Le relative carte sono ben custodite in Prefettura o al competente ministero? Ma che ne sarà? Da tempo, il cronista chiede notizie in merito: nulla di nuovo, da mesi non una risposta definitiva. Attenderemo pazienti: del resto siamo o no nella terra di Pirandello?


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