“Pippo Fava&Free Market”, il “Brand 5 gennaio” avanza: a chi la candidatura? A chi il posto in redazione? A chi il finanziamento pubblico?


Pubblicato il 07 Gennaio 2023

Nel totale disinteresse della città, presa dalle sue emergenze di bollette, tasse e soldi da truffare (la quotidianità del catanese), sotto l’Etna è andata in scena il solito stanco rituale del “5 gennaio” (omicidio mafioso di Pippo Fava, un intellettuale,  un non catanese divenuto di fatto catanese, un libertario mai comunista –per fortuna- nemmeno per sbaglio e a lungo disprezzato dalla “sinistra dei salotti”, vedi nota, a fine articolo), arrivato alla sua 39esima “edizione”.

Con un totale di meno di duecento persone partecipanti (fra corteo ed evento finale con la cerimonia della consegna del premio organizzato dalla Fondazione),  termina anche questa “edizione” all’insegna dell’inutilità politica (politica intesa in senso nobile, non nel significato di sistemazione personale di uomini e cose). Non una novità vista la parabola di questo evento, monopolizzato da tempo da una esigua minoranza di “professionisti della Verità Antimafiosa”, di fatto un insieme di personaggi – quasi sempre gli stessi nella loro presenza come nel loro livore e nella loro intolleranza- legati alle “manifestazioni popolari” della sinistra catanese nelle sue varie autorappresentazioni scollegate dalla società e talora dal mondo stesso. Un insieme di personaggi alla ricerca di ricollocazione o collocazione sul mercato politico (in primavera si voterà per le amministrative a Catania), forse sul mercato giornalistico e magari di occasione di lavoro all’insegna dello “sviluppo democratico e antimafioso”.

Ma c’è di più: non per la prima volta, parrebbe che i “professionisti della Verità Antimafiosa” abbiano di fatto “sdoganato” Mario Ciancio, “l’editore liberale”, un ex potente, ormai in crisi di dominio alla stregua del suo giornale in una città che resta mostruosa urbanisticamente e in generale culturalmente,  con l’aggravante di un progressivo impoverimento che ne fa una grande periferia dal “centro bene” ai “quartieri a rischio”.

Comunque, Mario Ciancio è un ex potente da tempo sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa: il 20 febbraio è previsto l’avvio della requisitoria della Procura della Repubblica.  Questo il dato di cronaca: come dato di cronaca è la pagina intera dedicata dal giornale di Ciancio agli eventi del “brand del 5 gennaio”. Sarà stato tutto un caso, ma l’intervento di Mimmo Cosentino (segretario di Rifondazione Comunista a Catania) e la sua ipotesi di “pacificazione della città” sembra davvero calzante.

Buona antimafia a tutti.

Nota: “Fava era già negli anni Sessanta uno dei figli di quel socialismo meridionale, romantico e anti-ideologico, che nella storia d’Italia, non a caso, ha avuto un ruolo rilevante, e che al Sud è tutto fatto di galantuomini. I pilastri della sua poetica -a rileggerlo oggi- erano l’individuo, la legalità, il senso per la forza delle storie vere. Era un socialista anti-marxista e proprio per questo era molto criticato dalla sinistra ideologizzata del tempo. Si diceva, per esempio, che nel suo teatro Fava anteponesse l’individuo alla società.

Era vero, ed è forse la cosa che rendeva vividi e attuali i suoi drammi, i suoi romanzi, i suoi personaggi. Socialista, quindi, ma libertario e anti-dogmatico. E io mi ricordo bene che la sinistra dei salotti, nella Catania degli anni Settanta, lo considerava demodè, melenso e terribilmente piccolo borghese. Era un mondo che conoscevo bene, quello dei suoi critici, perchè all’epoca era anche il mio mondo. La cosa curiosa è che molto di loro sono quelli che poi lo hanno santificato. E che non lo hanno letto, nemmeno oggi.” parole di Francesco Merlo ( pag 185-186) tratte da “Il Siciliano” di Massimo Gamba, Sperling & Kupfer, 2010.


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