Si può (ancora) criticare il capo dello Stato?


Pubblicato il 28 Dicembre 2011

Ritorna su questi “schermi” iena nera, uno dei nostri più apprezzati collaboratori. Ritorna con un pezzo “fuori dal coro”, sopratutto da quel “coro” conformista che da tempo tesse l’elogio servile (e talora politicamente interessato) del presidente Giorgio Napolitano. Allora, vai iena…sentiamo cosa hai da dire…

di iena nera

Sarà pure il personaggio dell’anno, Giorgio Napolitano, ma non è scritto da nessuna parte che per assurgere al ruolo di primo protagonista della politica nazionale si debba imboccare (e far imboccare alla Nazione) la strada giusta.

La figura del capo dello Stato, in Italia, è stata magistralmente descritta da Francesco Merlo che, nel suo FAQ Italia (2009), in poche righe e con la maestria nell’arte dello scrivere che gli è propria, ha pennellato le bassezze carbonare che portano, ogni volta, alla elezione di personalità minori che, prima immerse nella retorica del ruolo e innamorate del proprio esser diventati Padri della Patria e, quindi, punto di congiunzione tra la storia e la cronaca, ad un tratto si trasformano, abbandonano il cloroformio e l’amido delle camice bianche sempre ben stirate dai valletti di corte e si trasformano in giocatori a tutto campo di una partita politica che gustano negli ultimi tempi del proprio mandato.

A questo clichè non si è sottratto e non si sottrae l’attuale inquilino del palazzo dei Papi e dei Re: Giorgio I, il “migliore” comunista e per questo il primo ad approdare nelle sale quirinalizie.

Al presidente gradito agli Usa nel tempo delle guerra fredda, all’uomo – per dirla con Bettino Craxi – che non poteva non essere a conoscenza dei rapporti economici tra Pci e Urss, al deputato europeo inseguito dai cronisti per avere lumi su alcuni rimborsi spese (si veda il simpatico filmatino su youtube), all’attuale King (sì, maiuscolo) maker del nuovo corso governativo, sembra non potersi muovere alcuna critica, quasi fosse davvero in vigore il regime monarchico (neppure troppo costituzionale) nel quale l’oltraggio a Sua Maestà è punito con pene gravi. Eppure, lui, il Re eletto, anzi l’Eletto, la partita politica la sta, da consumato uomo dei partiti d’un tempo, giocando a pieno ritmo.

Alcuni esempi. Tutti sanno da almeno un anno che il capo dello Stato è protagonista delle vicende politiche e che lavora per il superamento del sistema politico attuale. Lo si è visto dietro le mosse di Gianfranco Fini, ha giocato un ruolo anche nella nostra Sicilia nel disarticolare la maggioranza legittimando le scelte di Raffaele Lombardo, ha sempre mantenuto un contatto con Giulio Tremonti divaricandone le posizioni da Silvio Berlusconi, ha lanciato in campo l’attuale primo ministro Mario Monti e ne ha sostenuto, insieme al Corriere e ad altri poteri più o meno democratici, il profilo salvifico da ben prima del 14 dicembre dello scorso anno.

Anche nella gestione dell’ultima crisi, il presidente-re ha giocato in prima persona, infischiandosene della tanto amata Costituzione. Ha impedito che la dialettica tra partiti fosse libera da condizionamenti, ha nominato senatore a vita Mario Monti indicando a governo in carica quale fosse la sua reale intenzione, ha scelto i ministri che non sono stati proposti dal premier incaricato a lui, ma da lui al premier incaricato (tanto che un serio professore, Umberto Veronesi, ha candidamente dichiarato di aver ringraziato Napolitano, ma proprio di fare il ministro non se la sentiva), ha tenuto contatti con i leader europei e mondiali mentre in carica c’era un legittimo governo, ha lanciato il terzo polo contro ogni ipotesi di nuovo esecutivo che rispettasse il mandato elettorale, ha dichiarato apertis verbis di aver affidato al nuovo governo la gestione di una “transizione politica” confessando che, infatti, la nascita del governo non è stata immaginata come legata alla crisi economica ma che a Passera & Co. si guarda per costruire un domani politico che archivi questi anni di brutta democrazia (ma democrazia).

Ciliegina sulla torta a quanto fin qui detto: in Grecia ad aprile si vota perché là i tecnici sono stati chiamati per gestire una fase emergenziale. In Italia non se ne parla. E non si può neppure dire che la democrazia è sospesa perché sennò Re Giorgio s’incazza. E redarguisce tutti, anche Ernesto Galli della Loggia (forse sarà la loggia sbagliata ora che l’Italia è nelle mani delle massonerie bancarie) colpevole di aver scritto a chiare lettere dalle colonne del Corrierone che nella nascita del governo Monti si è andati oltre le prerogative costituzionali del Capo dello Stato.

Ecco perché quest’anno, per la prima volta dopo molti anni, non ascolterò il messaggio del presidente della Repubblica. E spero che a far la stessa cosa siano in tanti. Quelli che non ci stanno all’idea che se il bipolarismo è malato per curarlo occorra tornare al consociativismo, quelli che il governo se lo vogliono scegliere entrando nelle urne, quelli che le banche le vorrebbero veder pagare il costo della speculazione, quelli che la povertà si combatte senza abbattere i poveri, quelli che a tutto possiamo credere tranne a Casini-Fini-Rutelli, quelli che torneranno ad ascoltare il messaggio del 31 dicembre quando a leggerlo sarà qualcuno che hanno votato loro e non i partiti.

iena nera 


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