Arrestato in “Iblis”, adesso Antonino Sangiorgi potrebbe essere reintegrato in Consiglio provinciale a Catania. Ecco le carte


Pubblicato il 02 Marzo 2012

A metà marzo previsto il reintegro in Consiglio provinciale a Catania di Antonino Sangiorgi. Arrestato in “Iblis” e -dopo dimissioni irregolari- di nuovo “alla carica” a Palazzo MinoritiDi Iena Benanti
La legge formalmente glielo consente, ma l’opportunità politica consiglierebbe di fare altro. Eppure, Antonino Sangiorgi, arrestato con accuse gravi nel pocedimento “Iblis” su mafia, politica ed imprenditoria, tornerà in Consiglio provinciale, dove era stato eletto con l’Udc nel 2008. Con ogni probabilità l’ “evento” avverrà il 14 marzo prossimo. Ci saremo. Che spettacolo! Questo, purtroppo, è il “volto” ordinario della politica di casa nostra.

Sulla vicenda intervengono i consiglieri Valerio Marletta e Antonio Tomarchio del gruppo “Comunisti-Idv” alla Provincia Regionale di Catania, che commentano come segue: “Abbiamo ricevuto la comunicazione del prossimo reintegro nelle sue piene funzioni istituzionali del consigliere provinciale Antonino Sangiorgi. Probabilmente già nella seduta del consiglio provinciale del 14 marzo 2012 riprenderà il ‘suo’ posto tra i banchi di palazzo Minoriti. Sangiorgi, eletto nel 2008 nella lista Udc, ha subito un provvedimento di carcerazione preventiva il 3/11/2010 nell’ambito dell’inchiesta antimafia ‘Iblis’ della procura di Catania. Gravissime le accuse che furono mosse nei suoi confronti: partecipazione all’associazione mafiosa, estorsione aggravata in concorso e concussione. Nel novembre 2010 il consiglio provinciale di Catania, dopo comunicazione della Prefettura, votava la sospensione di Sangiorgi dal consiglio e si provvedeva alla sua sostituzione in seno al consiglio. In seguito lo stesso è stato rinviato a giudizio con la procedura del rito abbreviato. Nel dicembre 2011 è arrivata la richiesta di condanna a 8 anni e 8 mesi di reclusione. Peraltro la sentenza è prevista per il marzo 2012.”

Continuano Marletta e Tomarchio: “Il 19 dicembre 2011 sono state protocollate presso gli uffici della provincia le dimissioni irrevocabili a firma di Antonino Sangiorgi. Pochi giorni dopo, il 24 Dicembre 2011, dopo 13 mesi di carcerazione preventiva, il giudice dell’udienza preliminare dott. Alfredo Gari revocava la misura cautelare e rimetteva in libertà il Sangiorgi. Nell’ordinanza di scarcerazione veniva peraltro ‘apprezzata’ la condotta processuale del detenuto e in particolare la ‘dismissione’ di ogni carica politica del detenuto. Il rapporto con il Consiglio provinciale sembrava ormai chiuso. Invece il 12 Gennaio 2012 veniva protocollata presso la Provincia una richiesta di reintegro di Sangiorgi nelle sue funzioni di consigliere provinciale. Nella richiesta dello studio legale Marletta si legge che: ‘le dimissioni di Sangiorgi sono da ritenersi inefficaci per la mancanza dei requisiti formali previsti dalla legge. Si specifica che le dimissioni devono essere presentate personalmente ed acquisite al protocollo dell’ente mediante identificazione del consigliere dimissionario a cura del soggetto ricevente’. Visto che le dimissioni non sono state presentate personalmente da Sangiorgi, ancora in carcere il 19/11/2011, sono da ritenersi inefficaci e quindi può rientrare in consiglio provinciale.”

Concludono i due consiglieri:”Da garantisti siamo fermamente convinti che debba vigere sempre la presunzione d’innocenza fino a quando non ci si trovi davanti ad una sentenza passata in giudicato, ma non possiamo non esprimere tutta la nostra preoccupazione e perplessità sull’opportunità politica del reintegro di Sangiorgi in Consiglio provinciale. Nei confronti di questo ‘uomo delle istituzioni’ pende una richiesta di condanna ad una pena di 8 anni per un ‘presunto’ reato associativo di stampo mafioso. Al di là delle questione formali, burocratiche e di escogitazioni forensi, pensiamo che debba essere ‘garantito’ in primis il decoro delle istituzioni sopra qualsiasi dubbio come richiamato dalla nostra costituzione repubblicana (Art. 54 “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”). A nostro avviso sarebbe pìù appropriato un provvedimento di sospensione del reintegro che garantisca da una parte i diritti di cittadino dell’imputato, ma anche la salvaguardia delle istituzioni. Le istituzioni devono sempre essere al di sopra di qualsiasi sospetto di possibili infiltrazioni di personaggi implicati con il potere mafioso. Chiediamo quindi un intervento delle autorità preposte.”

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