Giovanni Mangano (Confedercontribuenti), Imprenditori, banche e Stato: necessaria un’intesa per uscire dalla crisi


Pubblicato il 31 Gennaio 2022

L’Italia dal 2009 a seguito della crisi economica internazionale provocata dalla bolla speculativa bancaria, vive uno stato di costante decrescita dei mercati reali, l’indicatore principale è il pessimo stato di salute delle nostre piccole-medie imprese, che in questi anni hanno subito costanti vessazioni da parte del mondo bancario ed istituzionale, non venendo mai riconosciuto il valore economico-sociale di altissimo prestigio che esse ricoprono.

I governi che in questi anni si sono succeduti sono 8, nessuno dei quali ha sviluppato un piano di politica economica, atto ad una reale ripartenza e crescita, nessuna politica industriale, nessuna politica per le PMI, rendendo difatti l’Italia un paese al soldo, provocando da una parte la scelta seppur poco condivisibile ma a volte necessaria della delocalizzazione, e dall’altra le banche sempre più protagoniste della vita d’impresa.

È l’imprenditore il soggetto che rimane in Italia il più colpito, il quale di fronte ai proclami della politica “la crisi è finita, stiamo vedendo la luce in fondo al tunnel” spera che possa davvero iniziare un percorso di crescita, e spesso per far fronte a questo “passeggero” momento di difficoltà, si indebita, da un lato con le banche per continuare l’attività d’impresa, e dall’altro con il fisco e le altre istituzioni statali per sopravvivere lui ed i suoi dipendenti.

Dunque il protagonista di questo racconto sull’economia reale, non è il solo imprenditore stigmatizzato come evasore o cattivo pagatore, bensì lo sono anche le banche e lo stato, ed esorto proprio quest’ultime ad una presa di coscienza, non può più essere l’imprenditore l’unico pagare il vuoto della politica e delle scelte economiche, ognuno ha le proprie responsabilità e voi non ne siete esenti, il periodo storico che stiamo vivendo sta distruggendo la micro-piccola-media impresa, desertificando la nostra economia reale, quindi propongo una manovra economica per risollevare gli imprenditori più colpiti dall’indebitamento aggravato dalla pandemia.

La proposta che pongo nel ruolo di coordinatore regione siciliana di confedercontribuenti, dopo essermi confrontato con molti imprenditori siciliani in questi mesi è la seguente:

Ristrutturazione dei debiti bancari e statali in unica rata.

Le banche mediamente cedono il credito al 19% alle società che si occupano del recupero crediti, perché allora non “scontare” al debitore lo stesso debito, pianificando un piano di rientro attuabile sulla base delle possibilità concrete dell’azienda, raddoppiando il valore di cessione, ipotizzando una riduzione del 60%, si arriva così ad un 40% del valore del credito doppio rispetto al 19% sopra citato.

Il fisco potrebbe attuare una riforma di ripianamento del debito eliminando sanzioni ed interessi e dimezzando al 50% il valore, sarebbe questa una manovra non di condono, ma bensì un aiuto concreto a seguito della pandemia che ci ha colpito, eliminando inoltre il gap di “aiuti statali” che hanno ricevuto le altre nazioni europee. Questa proposta di risanamento potrebbe apportare una cifra di circa 200mld nelle casse pubbliche, medesima a quella che l’Europa ci sta fornendo in parte a fondo perduto ed in parte a debito per il PNRR.

Unione del debito e rata unica è l’ultimo passaggio della proposta, cassa depositi e prestiti o un altro ente statale di credito con molta liquidità, potrebbe fare da garante, estinguendo i debiti con tutti i creditori e realizzando una sola rata a tasso zero, agevolando l’imprenditore concretamente.

Le PMI italiane sono un bene da salvaguardare, un settore di primissima importanza, ne è l’esempio Brunello Cucinelli che in un piccolo borgo umbro è riuscito a far diventare la propria azienda una delle più importanti manifatture di cashmere al mondo, lo ha fatto con la consapevolezza che il prodotto italiano è una risorsa perché di altissima qualità, perché invidiato da tutto il mondo, perché in esso sono presenti millenni di storia, e l’impresa eccellente di Brunello è la storia di molti imprenditori italiani, produttori agroalimentari, ristoratori, artigiani manifatturieri, operatori del turismo ecc ecc, che realizzano prodotti e offrono servizi unici, ma che non potranno mai seguire le regole delle multinazionali e delle economie di scala, che non potranno mai essere oggetto di mero consumismo, ed allora serve davvero una volontà politica per difendere queste imprese che ogni giorno sono messe in crisi da un sistema che non le premia, imprese che danno posti di lavoro a migliaia di persone, che sono la vera struttura portante della società e dell’economia italiana.

 

Giovanni Mangano, coordinatore regionale Confedercontribuenti-Sicilia.


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