GIUDIZIARIA, CATANIA: TORNA IN TRIBUNALE RAFFAELE LOMBARDO. STAMANE PER REATO ELETTORALE: TUTTO PER UN POSTO DI OPERATORE ECOLOGICO


Pubblicato il 16 Ottobre 2014

di iena giudiziaria

PROSSIMA UDIENZA IL 6 NOVEMBRE 

Aggiornamento: il giudice monocratico della quarta sezione penale del Tribunale Laura Benanti ha rigettato la richiesta della Difesa di non assumere le intercettazioni telefoniche a fine probatorio.

Dal voto di scambio politico mafioso (416 ter), archiviato nel corso delle indagini preliminari,  si è arrivati al rinvio a giudizio per reato elettorale, che -ha ricordato la Difesa- non prevede le intercettazioni. Su questo punto è andata avanti l’udienza di oggi, in un’aula, come al solito, stipata di persone e assolutamente insufficiente.

Al centro della “contesa” fra Accusa (Pm Lina Trovato e Rocco Liguori) e Difesa diverse pronunce della Cassazione in tema di intercettazioni.

Il giudice ha rigettato le eccezioni della difesa, “perché le intercettazioni sono disposte per reati che ne prevedono la utilizzabilità.”

Nella prossima udienza, il 6 novembre, sarà prodotto l’elenco delle intercettazioni che si intendono utilizzare. E’ stato convocato il perito Monica Carramba.

 

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Dopo il rinvio della scorsa settimana (vedi link)

http://www.ienesiciliane.it/articolo.php?aid=4965

 

stamane, alla ex pretura di via Crispi, comincia il processo per reato elettorale all’ex presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo e al figlio Toti. E il primo dovrebbe essere presente.

La Procura di Catania ha disposto la citazione diretta saltando la richiesta di rinvio a giudizio, davanti il giudice monocratico della quarta sezione penale.

Secondo l’accusa, sostenuta dai Pm Lina Trovato e Rocco Liguori, in occasione delle regionali del 2012, avrebbero promesso posti di lavoro (in una società di gestione della nettezza urbana) in cambio di voti in favore del candidato Toti, poi eletto.  Il posto di lavoro sarebbe stato promesso ad Ernesto Privitera ed Angelo Marino in favore dello stesso Marino e di Giuseppe Giuffrida, quest’ultimo in seguito effettivamente assunto. Giuffrida, Privitera e Marino sono accusati per lo stesso reato.

 


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